IL PRIMARIO DELL’UNITA’ EMATOLOGICA DELL’OSP S. MARTINO DI GENOVA AL MICROSCOPIO

Michele Carella, è un ricercatore per la ricerca del midollo spinale, il quale ha portato grande innovazione nel campo. Ho già parlato di lui in un articolo precedente ma in questo voglio sottolineare ancora una volta la sua importanza nonché condividere con voi la preziosa intervista rilasciata da questo grande luminare che ha dedicato una vita di studi sulla leucemia e le armi mediche utili a combattere i tumori del sangue.

1. Parliamo della sua gioventù, di quando diciottenne venne a Genova proprio dalla Puglia sua terra Natale. Mi racconti del seguito e cosa l’ha spinta a questa decisione.

Dopo aver conseguito la Maturità, la mia unica aspirazione era quella di seguire le orme paterne, laureandomi in Storia e Filosofia. Essendoci un forte affollamento all’Università di Bari, decisi di trascorrere qualche giorno di vacanza a Genova, dove risiedeva mia zia. Passeggiando per via Balbi (sede dell’Università di Genova), notai che al box di Medicina vi era un ristretto numero di persone in attesa. D’impulso mi avvicinai allo sportello e sempre d’impulso mi iscrissi. La reazione di mio padre non fu affatto positiva rispetto a mia madre che  fu invece molto felice e mi spinse ad intraprendere questa strada, obbligando successivamente mio padre a trasferirsi a Genova, nonostante i disagi prevedibili del cambiamento.

2. Cosa l’ha indotta a specializzarsi in ematologia? Com’è riuscito in pochi anni a piazzarsi con grande valore fra i più noti ematologi del mondo?

All’inizio del IV anno ero particolarmente affascinato dalla Neurochirurgia ed iniziai a frequentare tale reparto. Un giorno, mentre ero in sala d’attesa presso uno studio odontoiatrico, mi capitò casualmente tra le mani un fascicolo di “Tempo Medico” con la fotografia e l’intervista al prof. Alberto Marmont. Anche in questo caso lo stesso impulso che mia aveva fatto iscrivere a Medicina mi indirizzò verso quest’uomo; dovevo incontrarlo! Così feci ed immediatamente si attivò una speciale empatia tra noi tanto che il prof. Marmont accettò di farmi frequentare la sua Divisione e mi permise di partecipare alle sue visite e seminari, accogliendomi tra i suoi allievi.Nel frattempo mi laureai ed entrai nella Scuola di Specializzazione di Ematologia. Il prof. Marmont, chiamato a dirigere la Divisione di Ematologia dell’Ospedale San Martino, volle che lo seguissi nelle sue ricerche. L’esempio di un grande Ematologo ha cambiato la mia vita professionale.

3. Dal suo racconto, lei sembra proprio un medico che non si ferma mai. Che cosa le da tanta forza e grinta?

Ho pubblicato oltre 300 lavori, numerosi capitoli di libri ed ho coordinato vari volumi. Inoltre ho lavorato alla stesura di protocolli nazionali ed internazionali nelle neoplasie ematologiche e su nuovi farmaci innovativi. Alla base di tutto vi è sempre una  grande determinazione che si mantiene immutata nel tempo, l’amore per lo studio, la passione per l’ematologia, talora anche la cocciutaggine ma soprattutto la curiosità per il nuovo. Pur essendo molto impegnato nella ricerca biologica e clinica, ho sempre dedicato grande attenzione ai pazienti. E’ infatti mia ferma convinzione che il paziente debba essere sempre al centro dell’attenzione attraverso cure adeguate ed avanzate ma nel rispetto della sua piena dignità.

4. La vostra struttura si occupa delle varie procedure diagnostiche e terapeutiche delle principali malattie del sangue! Quali?

Dipende dalla malattie. Come tutti i Centri di Riferimento, vengono utilizzate tecniche di biologia molecolare molto sofisticate a scopo diagnostico e per seguire l’evoluzione clinica della malattia.  Per quanto riguarda i linfomi e i mielomi tutte le più sofisticate tecniche radiologiche (TAC, PET, RMN di ultima generazione).

5. La scienza e continuamente alla ricerca di nuove soluzioni per combattere questa malattia. Mi può indicare alcuni comportamenti a rischio?

Non sappiamo con esattezza le cause delle patologie ematologiche ma certamente sostanze chimiche ed inquinamento possono avere un ruolo importante come l’uso degli antiparassitari ed anticrittogramici soprattutto per l’insorgenza dei linfomi. Certamente esistono altri fattori su cui si sta facendo luce. Le grandi conquiste della biologia molecolare ci hanno permesso e ci permetteranno sicuramente in futuro definire meglio e comprendere i fini meccanismi che sottendono la patologia neoplastica e quella ematologica in particolare. La comprensione di tali meccanismi rappresenta la base su cui verranno sviluppati farmaci innovativi significativi e di grande efficacia.

6. Lei pensa che l’informazione sulle malattie al riguardo sia sufficiente?

Credo proprio di si. In generale mi sembra che l’informazione scientifica sia piuttosto capillare e ben organizzata anche se, talora, si leggono interviste roboanti che mal si conciliano con la realtà delle cure oggi a nostra disposizione.

7. Lei è un importante esponente di AREO qual è il suo ruolo principale, anche se crediamo che Lei spazi ampiamente su tutte le argomentazioni e sia soprattutto artefice di questa associazione.

Sono uno dei Consiglieri dell’AREO e il mio ruolo è  quello di trovare fondi per l’Associazione. Ho la fortuna di far parte di un gruppo affiatato, molto generoso, formato da professionisti affermati. L’ AREO è un organizzazione non lucrativa a scopo di utilità sociale che si propone di raccogliere fondi da utilizzare a scopo benefico a favore dei malati ematologici e favorire lo sviluppo di iniziative che contribuiscano ai miglioramenti in campo ematologico. L’ AREO si finanzia grazie ai contributi di cittadini e di aziende locali e nazionali; grazie al supporto di Banche e Fondazioni genovesi e, non ultimo, attraverso iniziative collaterali quali rappresentazioni teatrali, eventi sportivi o sociali.